Attilio Stochino nasce il 25 dicembre del 1922, ad Arzana, un piccolo paese incastonato nel cuore dell’Ogliastra, tra i monti, il vento e il silenzio. Viene al mondo nello stesso giorno in cui si celebra la nascita di Gesù: un segno che in paese, qualcuno, prenderà come buon auspicio. Ma Attilio non cresce tra profezie e visioni. La sua è una vita concreta, fatta di terra, pietra, latte e lavoro.
Negli anni Venti, Arzana è un luogo essenziale. Le strade sono ancora sterrate, le case basse, le giornate lunghe. La vita si misura in fatica, e la fatica si misura a sua volta in ciò che si riesce a tenere in piedi: una famiglia, un pezzo di terra, qualche capo di bestiame. Attilio nasce in una di queste famiglie. Fin da piccolo, impara a conoscere le pecore, il passo lento del gregge, il rumore delle campane legate al collo, il cielo che cambia colore all’imbrunire.
È un’infanzia ruvida e autentica, fatta di gesti ripetuti, di stagioni che insegnano più della scuola, di mani che imparano presto a fare. Non c’è retorica nel suo crescere tra gli ovili e i muretti a secco, solo realtà: una realtà che lo forma e lo accompagna per tutta la vita.
Il padre è pastore, come molti altri in paese. La madre si occupa della casa e dei figli, e ha lo sguardo lungo di chi conosce la durezza e la bellezza della vita in campagna. Attilio assorbe tutto: l’odore della lana bagnata, il ritmo delle mungiture, il silenzio interrotto solo dal latrare dei cani o dal fischio di richiamo verso le colline. Si muove con naturalezza tra i recinti e le ceste del pane, osserva, impara.
Non è un’infanzia solitaria, ma neanche affollata. I legami familiari sono forti, ma il tempo per giocare è poco. Si cresce presto, in quelle zone, e Attilio non fa eccezione. Fin da ragazzino partecipa alla vita del lavoro. Non ha ancora vent’anni quando il mondo, già duro, cambia faccia.
Nel cuore del Novecento, la guerra inizia a bussare anche alle porte della Sardegna. La chiamata alle armi lo raggiunge, come migliaia di altri giovani italiani. Lascia il paese, le pecore, i sentieri di casa per entrare nell’esercito. È il tempo della Seconda Guerra Mondiale.
Ma quella è un’altra storia, che verrà. Arzana resta impressa in lui come una radice: la pietra su cui si costruirà tutto il resto.